Educazione alla Legalità

Come risulta dal verbale della

riunione del Coordinamento Antimafia di Firenze in data 23 Settembre 1992, l’importanza, o meglio la necessità, di educare alla legalità (democratica) le giovani generazioni, come lotta contro le mafie, emerse immediatamente. Fu subito chiaro prima di tutto che tale insegnamento doveva essere impartito proprio nell’ambito scolastico, perché la frequenza a eventuali corsi extrascolastici sarebbe stata su base volontaria; poi che la legalità doveva essere insegnata fin dalle prime classi elementari per continuare fino alle superiori e, se ci fossimo riusciti, anche all’Università; infine, che era necessario, perché fosse efficace, che l’insegnamento fosse impartito con modalità diverse, con competenze peculiari rispetto a quelle generalmente usate per le altre materie

 

Si trattava quindi in primo luogo, o di fare corsi di aggiornamento per quegli insegnanti già inseriti nella scuola, che volessero dedicarsi anche a questa nuova disciplina, oppure di preparare un nuovo tipo di insegnanti.

Del primo filone si è occupata con instancabile impegno e con tutta la sua autorità, Rosaria Bortolone. Rosaria, a quell’epoca Preside in una scuola media fiorentina del Quartiere 4 piena di problematiche sociali, aveva alle spalle l’esperienza di dieci anni di insegnamento in una scuola di Castellammare di Stabia (il cui Vice-Preside era un braccio destro del Ministro Gava), ed era apprezzatissima sia dal Provveditore agli Studi di Firenze, prof. Baldassare Gulotta, sia dall’Assessore alla Cultura della Provincia di Firenze, Alfiero Ciampolini, sia dal Presidente del Consiglio di Quartiere 4, Eros Cruccolini. Rosaria fu da noi contattata già nell’Ottobre del 1992, proprio per suggerimento di Eros Cruccolini, ed entrò nel Coordinamento Antimafia nel Novembre 1992, proprio per occuparsi di questo specifico argomento, a cui era già dedicata la sua attività di Preside nella sua scuola.

 

Da Rosaria abbiamo appreso che i ragazzi, anche quelli delle medie, sono in grado di capire i fenomeni mafiosi purché gli insegnanti siano capaci, preparati e consapevoli; che ci sono molti modi per coinvolgere gli studenti, per esempio, il gemellaggio fra scuole del Nord e del Sud d’Italia, che per evitare che la mafia metta profonde radici anche nel nostro territorio, bisogna educare i ragazzi a “pensare” e a vincere l’individualismo; che bisogna superare la convinzione che la mafia sia un problema solo di alcune regioni; che bisogna anche aver ben presente che la scuola nel Sud è sola, non gode delle iniziative delle città come Firenze; ma poichè anche a Firenze ci sono “zone franche” con prostituzione minorile e spaccio, bisogna quindi fare piani di educazione con particolare attenzione per i ragazzi a rischio, cioè con problemi di droga, di salute, di carcere e anche con problemi affettivi e di violenza sessuale. E ci deve pensare soprattutto la scuola, perché non tutte le famiglie purtroppo sono in grado di farlo, e comunque delegano volentieri.

Fin da subito, Rosaria mise in contatto il Coordinamento con altri presidi e insegnanti già attivi in questo campo, dal Prof. Binazzi, Preside della Città Scuola Pestalozzi, a Mario Batistini di Pax Christi e della C.G.I.L.-Scuola, al Prof. Ettore Costantino, Preside della Scuola Rocco Chinnici, al Prof. Gastone Tassinari, dell’Università di Firenze.

 

Con la nascita di LIBERA, naturalmente, l’educazione alla legalità ne diventò uno dei punti fondanti del programma. Rosaria, coniugando la sua attività di Preside con la sua presenza nel Coordinamento Antimafia di Firenze, organizzò corsi di aggiornamento per insegnanti in collaborazione con la Provincia di Firenze, per esempio nel 1993 un corso intitolato “La formazione del cittadino e la mafia” (Relatori: Luciano Violante, Franco Cazzola, Pier Luigi Vigna); nel 1994 un corso intitolato “Le parole della democrazia” (Relatori: Mauro De Mauro, Paolo Barile, Giugno, Luciano Violante, Bechelloni, Margherita Cassano); nel 1995 un corso intitolato “La democrazia si impara a scuola” (Relatori: Franco Cazzola, Giuseppe Casarrubea, Maria Pia Blandano, don Luigi Ciotti); nel 1996, il corso era intitolato “Educazione alla legalità e dimensione europea dell'educazione”. Inoltre nella sua scuola realizzò il laboratorio "Dal trasmettere al comunicare" addirittura con Danilo Dolci.

Inoltre partecipò attivamente alle riunioni di LIBERA Nazionale, organizzò riunioni di insegnanti a livello sia locale (per esempio, il 9 marzo 1994, organizzò l’incontro “La formazione del cittadino” presso la sede del Coordinamento con una ventina di altri docenti fiorentini) che nazionale; costruì una “rete” di 18 scuole toscane, preparò programmi e collaborazioni europee; ancora, in collaborazione con l'IRRE Toscana, preparò il progetto "Elegia: educare alla legalità in autonomia" (Relatori: Franco Cambi, preside di Scienze della Formazione dell'Università di Firenze, Stefano Calamandrei, psicoanalista SPI, Carlo Sorrentino, docente Scienze della Comunicazione dell’Università di Firenze), a cui è stato assegnato il premio Falcone-Borsellino dell'Università di Bologna.

Con la Casa Editrice Nuova Italia e la Casa Editrice Fatatrac ha pubblicato numerosi libri di educazione alla legalità e alla cittadinanza, fra cui, straordinario, “L’Alfabeto del Cittadino”, composto, quest’ultimo, in collaborazione con i maggiori pedagoghi dell’area fiorentina.

E ancora, il Convegno "Uscire dal silenzio" sul tema delle donne e la mafia. Palazzo Vecchio. 1997. Relatrici: Rita Borsellino, Renate Siebert, Anna Finocchiaro.

 

Un altro intervento molto efficace nelle scuole fu (ed è) quello di dedicare qualche ora dell’orario scolastico a incontri con personalità di spicco della lotta antimafia, e a familiari delle vittime di mafia. Sembra che il primo magistrato che sia entrato in una scuola sia stato Rocco Chinnici, poi vittima di mafia, alla cui morte Antonino Caponnetto chiese di essere mandato a Palermo, dove fondò il famoso Pool Antimafia, il pool di “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Il Coordinamento si dichiarò disponibile a fornire nomi e indirizzi di magistrati e sociologi a tutti gli insegnanti e associazioni che chiedessero suggerimenti in questo campo. Non possiamo non ricordare che a questo tipo di attività Antonino Caponnetto dedicò instancabilmente gli ultimi anni della sua vita.

 

Nel frattempo gli altri membri del Coordinamento, guidati naturalmente da Rosaria, avevano mandato avanti l’altro filone, cioè la preparazione di nuovi insegnanti. Da tener presente che quasi nessuno aveva una preparazione specifica in materia.

Fu fatta una riunione, in cui Danilo Conte e Barbara Anglani lanciarono “una tempesta di idee”: ciascuno doveva dire le idee che gli passavano per la mente, buone o cattive che fossero, per poi farne una sintesi. È impossibile ora ricordare chi suggerì che cosa, ma il risultato fu che ne emerse un metodo assai interessante, che ora proviamo a descrivere con un paio di esempi.

L’insegnante organizza in classe la “drammatizzazione” di un processo di mafia, con i ruoli di Giudice, Accusa e Difesa ricoperti dagli studenti. L’insegnante spiega le dinamiche del processo, le leggi invocate, i diritti della Difesa.

Oppure l’insegnante propone un problema: “Ti hanno rubato il motorino. Che cosa fai?”. Le soluzioni sono: 1 - Denunci il furto alla Polizia; 2 - Sapendo che in città c’è un branco di ragazzotti che si divertono a rubare i motorini, scippare le borse alle vecchiette ecc., vai dal capo-branco e contratti con lui la restituzione del motorino. L’insegnante discute coi ragazzi le conseguenze sociali delle due scelte.

Rosaria fece un breve, ma intensissimo, corso a un gruppo dei giovani aderenti al Coordinamento, creando così un nucleo di “insegnanti” di nuovo tipo, in grado quindi di rapportarsi con competenza ai ragazzi che avrebbero seguito le lezioni sull’educazione alla legalità.

A questo punto nasceva il problema di come farli invitare nelle scuole e come ricompensarli per la loro attività, dato che questa richiedeva un impegno molto forte sia in termini di preparazione che in termini di presenza nelle scuole. Il Provveditore emanò una circolare con cui inseriva l’educazione alla legalità fra i corsi extracurriculari che potevano essere scelti nelle scuole. Le scuole, autorizzate anche dalla “nostra” Legge Regionale n.78/1994, che prevedeva contributi per quelle scuole che avessero istituito tali corsi, avrebbero dovuto fare dei contratti col nostro Coordinamento. Ma qui nasceva una complicazione burocratica: il Coordinamento non aveva Partita IVA, non poteva emettere fatture alle scuole. I vari contratti avrebbero potuto essere fatti con LIBERA Nazionale, ma tutta la procedura avrebbe richiesto tempi infiniti.

 

Per ragioni burocratiche, nel 1999 un gruppo di giovani appartenenti al Coordinamento, che avevano deciso di impegnarsi in questo settore di attività, dette vita ad un’Associazione indipendente, APPLE (Associazione Per Promuovere la LEgalità), che per circa dieci anni ha realizzato numerosissimi progetti; il primo fu quello di una di collaborazione con il Corpo di Polizia Municipale di Firenze per un intervento di educazione stradale, al fine di prevenire azioni e comportamenti di illegalità, nel rispetto delle regole consuetudinarie e non codificate dalla vita quotidiana né dai regolamenti stradali, e successivamente l’organizzazione di corsi di educazione alla legalità sia nelle scuole toscane che nel resto d’Italia

 

Allora fu deciso che quel gruppo di giovani che faceva educazione alla legalità si staccasse dal Coordinamento e formasse un’Associazione diversa, munita di Partita IVA.

Così nacque APPLE (Associazione Per Promuovere la LEgalità), che naturalmente si associò a LIBERA, e che ha operato con entusiasmo e successo per molti anni, cominciando con un corso di aggiornamento con la Polizia Municipale di Firenze, che ha anche prodotto un DVD dal titolo “Strade e legalità”. Successivamente continuando sia in scuole di Firenze, chiamata dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze, finché l’Assessorato decise di organizzare un’iniziativa gestita direttamente, che si chiamò “Le chiavi della città”, ma occasionalmente anche dalle singole scuole, anche in Provincia, ed anche a Salerno e Lamezia Terme. APPLE ha concluso la sua esperienza nel 2006, dopo circa un decennio di attività bella e entusiasmante.

 

La Legge Regionale n. 78/1994 (ad oggi, rinnovata, Legge n. 11/1999) prevedeva la creazione di un Centro di Documentazione sull’Educazione alla Legalità, che fu istituito nel 1994 presso la Regione Toscana. Questo Centro non solo ha invitato tutte le scuole italiane e anche le associazioni tipo Boy-Scout, Agesci, Arci etc., a fare programmi in questo campo, ma ha anche raccolto i vari programmi e li ha pubblicati in modo da formare un nucleo di suggerimenti per tutti coloro che volessero intraprendere questa attività.

 

Terminiamo così, notando che il nome del Coordinamento Antimafia di Firenze non compare nell’atto costitutivo del Centro di Documentazione, così come non compare nella Legge Regionale n.78/1994. Ma per la sua storia, è giusto ricordare che la Legge Regionale, e quindi anche il Centro di Documentazione, sono state proposte e “conquiste” del Coordinamento. In un primo momento ci rimanemmo un po’ male per la sparizione del nome del Coordinamento, ma subito dopo, salomonicamente, abbiamo pensato che la cosa importante era che la Legge Regionale fosse stata approvata, non il riconoscimento della nostra attività.