Solidarietà

Certamente esprimere solidarietà a chi lotta per la legalità democratica è stato uno dei punti dell’attività del Coordinamento Antimafia di Firenze che ci ha visto più impegnati. Forse si possono distinguere due campi di attività: la solidarietà a chi lotta contro le mafie e solidarietà alle vittime dell’usura e delle estorsioni. Ricordiamo qui i casi che ci hanno impegnato di più.

Ma vogliamo prima di tutto sottolineare che, avendo avvicinato molte persone, per “dare” loro solidarietà, in realtà siamo noi che abbiamo “ricevuto” da loro straordinari insegnamenti.

 

Solidarietà a Le Piagge

Come è ben noto, almeno a livello fiorentino, Le Piagge è stato un quartiere di Firenze particolarmente emarginato e pieno di problemi sociali, fino a quando vi è stato mandato Don Alessandro Santoro, che lo ha completamente trasformato in un “laboratorio” di attività sociali e politiche, di recupero emarginati, di scuola.

Nell’ormai lontano 1990 avevano un olivo, che aveva un profondo significato simbolico. E un giorno del 1993 qualcuno lo ha abbattuto. Il Coordinamento Antimafia di Firenze ha subito deciso di applicare le regole della decimazione, ma, naturalmente, alla rovescia, e così ha regalato a Le Piagge dieci olivi, più uno a nome di Sandra Bonsanti, allora deputata progressista e giornalista. I nuovi olivi furono piantati la sera dell’11 novembre (v. Rassegna Stampa) con una bella cerimonia, anche se sotto una pioggia torrenziale, alla presenza di Antonino Caponnetto, per dare a questi “olivi della legalità” un significato forte di rivolta contro la criminalità organizzata. Fu anche letta una poesia di Mario Luzi.

 

Solidarietà ai magistrati di “Mani Pulite”.

Nell’epoca esaltante di “Mani Pulite”, anche noi abbiamo fatto parte del “Popolo dei Fax”, non facendo mancare mai la nostra solidarietà ai magistrati impegnati in quel particolare momento storico.

 

 

Solidarietà alle vittime del racket e delle estorsioni.

La prima persona a cui ci siamo rivolti è stato Tano Grasso. Lo conoscemmo vedendolo alla televisione testimoniare al processo contro il racket di Capo d’Orlando. Lo invitammo a Firenze, o meglio, facemmo organizzare un incontro con lui alla Confesercenti. L’incontro avvenne al Palazzo dei Congressi. Da lui imparammo che uniti si può lottare anche contro mostri come le mafie, mentre da soli si finisce col soccombere: uniti si vince la paura, perché le mafie non possono rovinare o uccidere tante persone. Questo è il principio su cui nacque l’ACIO (Associazione dei Commercianti e Imprenditori di Capo d’Orlando) e altre associazioni simili in altre città. Ci spiegò anche che per loro era importante avere l’appoggio della società civile, stabilire contatti con il resto dell’Italia. Quell’anno il Gruppo Donatori Sangue del CNR comprò a Capo d’Orlando i cesti omaggio di Natale per i Donatori. Dopo quel primo incontro ce ne sono stati molti altri, perché abbiamo utilizzato la conoscenza di Tano - unica a quel tempo - del fenomeno mafioso e del racket, invitandolo a numerosi dibattiti ed iniziative. È inutile dire che l’amicizia con Tano continua.

 

Successivamente ci siamo occupati di Pina Aquilini, merciaia-coraggio di Campi Bisenzio, che dopo aver pagato il pizzo per un paio d’anni, ha deciso di ribellarsi ed ha denunciato i suoi estortori, testimoniando contro di loro ai processi. Lei non aveva alle spalle un’Associazione come l’ACIO, e quindi era sola, bersaglio indifeso delle vendette mafiose. Il suo paese l’aveva abbandonata, anzi l’accusavano di aver “sporcato” con le sue denunce il buon nome di Campi, cittadina modello, almeno all’apparenza. Sembra che qualcuno le abbia addirittura sputato addosso. Gli affari le andavano male, perché i clienti della merceria non si vedevano più. Bisogna dire che in realtà il Sindaco Adriano Chini e la parte sana di Campi l’hanno sostenuta molto, anche economicamente. Anche noi le abbiamo dato il nostro sostegno economico e morale, finché finalmente ha ricevuto un sostanziale indennizzo dallo Stato, secondo una legge proposta e fatta approvare da Tano Grasso (la n. 44 del 23.2.1999), nel frattempo diventato parlamentare nelle file della sinistra.

Il nostro sostegno si è estrinsecato secondo tre linee diverse. Una è stata andare a comprare nel suo negozietto tutto quello che ci serviva o non ci serviva. Un’altra è stata portare nel suo negozio le personalità più note che conoscevamo, per attirare su di lei l’attenzione dell’opinione pubblica, e compensarla dell’isolamento a cui l’avevano condannata i suoi concittadini. E così nel 1994 abbiamo portato Ettore Scola e Giuliano Montaldo, Paolo Poli e Athina Cenci. Di queste visite hanno parlato i giornali, come si può vedere dai ritagli raccolti nella Rassegna Stampa. Le abbiamo procurato anche un incontro al Teatro Puccini con Franca Rame.

La terza linea di solidarietà è consistita nell’organizzare iniziative con lei. Un incontro organizzato nella sede del Q.4 vide la sala piena come non mai. Ma indimenticabile fu un incontro organizzato a Pisa, con magistrati, politici e autorità scolastiche. L’aula era piena di studenti, che però, chiunque parlasse, erano distratti, entravano e uscivano dall’aula, chiacchieravano ….. finché la parola non fu data a lei. Rientrarono tutti in aula, non si sentiva volare una mosca. E quando lei finì il suo intervento, fu un uragano di applausi, tutta l’aula era in piedi, fu una vera ovazione.

 

Racket, usura e estorsioni sono presenti in modo sostanziale in molte zone della Toscana. Si sono rivolti a noi alcuni imprenditori della zona del Mugello, che sono stati spogliati di tutto e non sono riusciti ad ottenere giustizia, anche per la presenza di un “Comitato d’Affari”, purtroppo radicato anche nei nostri tribunali. Pietro Tagliaferri ha perso la sua Azienda Agricola di Moriano, vicino a Vicchio di Mugello (Fi). Valeva miliardi (di lire) ed è stata venduta a un prezzo stracciato alla ‘Ndrangheta. E tutto per un prestito di circa 4 milioni che la banca non ha voluto fare, e che quindi è stato gestito secondo le modalità del “buon amico”, ben descritte da Tano Grasso in uno dei suoi libri sull’argomento. Gino Sannino ha perso il suo Centro “I due Torrenti”, sempre a Vicchio di Mugello; anche questo valeva miliardi, anche in questo caso l’ha perso per un piccolo debito, anche con la complicità di Istituti bancari.

Per questi ultimi noi non abbiamo potuto fare niente, se non dare il nostro appoggio morale, stare dalla loro parte. Ma da loro abbiamo imparato cose importanti: reagire con tutti i mezzi, sperando sempre che un giorno giustizia sia fatta. La prima uscita pubblica di Pietro Tagliaferri è stata fare l’uomo-sandwich con un cartello che denunciava: “l’usura comincia nella banca, finisce nella bara”: parole profetiche di vent’anni fa, quando ancora il problema delle banche non era conosciuto da tutti.

Gino Sannino nel 2005 si è incatenato con altri compagni di sventura davanti al tribunale di Firenze, con un lungo striscione con la scritta “Magistrati aiutatevi: espellete i corrotti dalla magistratura”.

 

Solidarietà alle famiglie di vittime di azioni mafiose e ad amministratori, politici, sacerdoti e coloro che abbiano subito intimidazioni e minacce dalla mafia..

Questa solidarietà si è esplicata con telegrammi, piccoli contributi economici e inviti a partecipare ad iniziative antimafia a Firenze.

Vogliamo ricordare Giovanna Terranova, vedova del magistrato Cesare Terranova, ucciso dalla mafia il 25.9.1979 davanti a casa sua, insieme alla sua scorta, il Maresciallo di P.S. Lenin Mancuso. Giovanna fa parte dell’Associazione “Donne contro la mafia”. L’insegnamento più importante che ci ha lasciato è stato il seguente. Invitata ad un incontro di una serie intitolata “La mafia si può sconfiggere”, fece un suo bell’intervento, dopo il quale uno del pubblico le domandò: “Perché continuate a lottare? Non le sembra che tutto quello che avete fatto è stato inutile? Che la mafia c’è ancora e forte come prima?”. E lei rispose: “Vuol dire che non abbiamo fatto abbastanza. Non si deve smettere. Bisogna fare di più”, e si appoggiò allo schienale della sedia. Ci fu un momento di silenzio, e poi scoppiò un applauso che non finiva più.

Nando dalla Chiesa è stato invitato più volte soprattutto a presentare i suoi libri, di cui uno “La palude e la città”, scritto con Pino Arlacchi. Il sottotitolo del libro: “La mafia si può sconfiggere” ha dato il nome alla prima serie di iniziative antimafia svoltesi alla Casa del Popolo (Circolo ARCI) Due Strade di Firenze. Anche con Nando siamo rimasti molto amici, e gli siamo profondamente grati per tutto quello che ci ha insegnato. Di Nando vorremmo ricordare questo. Dopo essere stato condannato da un tribunale in seguito a una querela del Corriere della Sera, Nando ci disse: “La mafia non si può sconfiggere. Ma ciascuno di noi deve fare tutto quello che può e che farebbe se la mafia si potesse sconfiggere”.

Altri che lottano in prima linea e che abbiamo invitato per esprimere loro la nostra solidarietà sono:

- Maria Luisa Carullo, giovane avvocatessa, primo sindaco anticosche di Stefanaconi, in Provincia di Vibo Valentia; dopo che l’amministrazione comunale precedente era stata sciolta per infiltrazione mafiosa, venne ad un incontro da noi “I giovani e la mafia” che si svolse all’Istituto Stensen il 23.11.1994. Era presente il Giudice Antonino Caponnetto.

- Carlo Palermo, il magistrato antimafia che indagava sul traffico internazionale di armi. Subì un attentato dalla mafia con un’autobomba, la quale però, invece dell’automobile del magistrato, distrusse l’automobile di Barbara Asta, uccidendo lei e i due figli, Salvatore e Giuseppe, il 2 Aprile 1985 (strage di Pizzolungo). Carlo Palermo venne da noi una prima volta (Palagio di Parte Guelfa) a parlare di traffico di armi, e successivamente l’1.3.2002 per parlare di integralismo, mafia e potere.

- Umberto Santino, Presidente del Centro Siciliano di Documentazione “Peppino Impastato” di Palermo; nonostante la battaglia culturale che porta avanti ed il suo costante impegno antimafia, nonostante che viva ed operi tuttora nella dura realtà di Palerno, non ha mai avuto una scorta. Nel 2000 ha scritto “Storia del movimento antimafia”, libro che venne a presentare da noi al Circolo ARCI Due Strade.

- Claudio Fava, figlio del giornalista Giuseppe Fava, fondatore del quotidiano “I Siciliani” di Palermo, ucciso dalla mafia. Claudio, europarlamentare, è autore di quel libro bellissimo e tremendo intitolato “Quei bravi ragazzi”, in cui descrive l’inchiesta, affidatagli dal Parlamento Europeo, sulle prigioni segrete della CIA e sulla tortura. Da tale libro emerge chiarissimamente la condanna per la scelta degli Stati Uniti, o meglio di George W. Bush, e portata avanti dal Segretario di Stato Condoleeza Rice, di considerare “archeologia” il trattato di Ginevra sui diritti umani, perché “nella situazione di assoluta emergenza creata dall’assalto alle Torri Gemelle, il rispetto dei diritti umani non aveva nessun senso”. Di Claudio vogliamo ricordare una frase, dettaci recentemente durante un incontro dedicato ai “diritti umani negati” (18.5.2007 – Educandato della SS. Annunziata di Firenze). Dopo l’inchiesta di cui sopra, fu avvicinato da un parlamentare americano che gli disse con sufficienza: “Ragazzo, ma lei ha mai avuto a che fare con i terroristi?”, e lui gli rispose: “No, ma io ho avuto a che fare con la mafia, che ha fatto moltissime più vittime che non il terrorismo. E noi i diritti dei mafiosi li abbiamo rispettati, facendo loro regolari processi, lasciandoli parlare con i loro avvocati, permettendo loro di difendersi”.

- Pippo Cipriani, Sindaco di Corleone dal dicembre 1993 al giugno 2002. Ci giunse notizia di lui perché egli faceva parte del novero di amministratori e sindacalisti di sinistra che dal dicembre 1993 al maggio del 1994 subirono numerosi attentati di varia natura, anche con incendi e con bombe. Per dimostrare a lui e agli altri amministratori siciliani la nostra partecipazione, lo invitammo a una Festa dell’Unità al Galluzzo e, naturalmente, siamo rimasti amici.

- Giuseppe Casarrubea, figlio omonimo di un sindacalista comunista ucciso a Partinico il 22.6.1947, un mese circa dopo la strage di Portella della Ginestra, quando la mafia decise di eliminare tutti i sindacalisti di sinistra. Nel suo libro imperdibile “Tango connection” fa la storia del primo dopoguerra, come emerge dagli archivi, italiani e non, che, finalmente, dopo cinquanta anni, sono stati desecretati. È una storia diversa da quella che ci hanno insegnato, diversa e terribile, con tutte le trame della destra, i colpi di stato preparati per impedire al PCI di andare al governo, sovvenzionati dall’oro nazi-fascista nascosto in Argentina, ed evitati solo dalla saggezza di Togliatti. Per esempio, leggendolo, la figura luminosa di Evita Peròn ne esce irriconoscibile: la bella first lady di “Non piangere per me, Argentina”, quando andava in udienza dal Papa, e si inginocchiava, e gli baciava la mano, nella cartella diplomatica aveva portato i lingotti d’oro del tesoro nazista per i neofascisti nostrani ….

- Carlo Ruta, creatore del giornale on-line “Accadeinsicilia”, sito poi oscurato perché la sua azione di contro-informazione chiaramente dava noia. Carlo è stato processato ed il 27 Settembre 2006 è stato condannato ad otto mesi di carcere. Fu ospite da noi subito dopo che il suo giornale era stato oscurato. (2004).

- Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti, giovani del Movimento “Ammazzateci tutti”, sorto a Locri come reazione all’assassinio Fortugno. Rosanna Scopelliti, figlia del primo magistrato ucciso dalle mafie (ma ancora non ne è stata riconosciuta ufficialmente la mano mafiosa) è venuta insieme ad Aldo al primo dei sette incontri del ciclo: “Le mafie: conoscerle per difendersene” da noi organizzato insieme alla Commissione Cultura del Quartere 3, alla Fondazione Antonino Caponnetto e a LIBERA Toscana, nel periodo fra il dicembre 2007 e la fine di marzo del 2008.

- Paola Marletta e Antonino Recupero, giovani dell’Associazione “Addiopizzo” di Catania. Anche loro hanno partecipato ad un incontro del ciclo: “Le mafie: conoscerle per difendersene” col Q.3. Il loro motto è: “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”.

- Andrea Vecchio, imprenditore di Catania: dopo essersi rifiutato di pagare il pizzo per venticinque anni, ed averne subito le ritorsioni senza piegarsi, ha reagito proponendo che dalla Confindustria e dalle associazioni di categoria siano espulsi tutti gli imprenditori che pagano il pizzo. Questa proposta è stata ripresa e rilanciata da Luca Cordero di Montezemolo qualche mese dopo Andrea Vecchio. Lo abbiamo invitato ad una delle iniziative del Q. 3, insieme ai giovani di Addiopizzo di Catania.

- Fabio Giuliani e Luigi Fèlaco, il primo referente di LIBERA Napoli, il secondo dell’Associazione campana “Scetàmmece” (che vuol dire “Svegliamoci”). Anche loro li abbiamo invitati a un’iniziativa del ciclo fatto col Q.3.

Tutti questi giovani ci hanno dato il senso concreto del risveglio del Meridione e quindi una grande speranza.

 

Solidarietà alle Cooperative di LIBERA Terra

Per rispondere ad un appello del magistrato antimafia Ettore Squillace, abbiamo organizzato il 4 aprile 2008 (sempre al Circolo ARCI Due Strade) una cena di solidarietà per la neonata Cooperativa “Terre di Puglia” sorta a Mesagne (Brindisi). La cena è stata preparata con i prodotti delle Cooperative siciliane, a cui è andato metà del ricavato. L’altra metà, più libere offerte, per un totale di € 1500 , è stato mandato alla Cooperativa pugliese.

 

- Il punto vendita.

 

Per aiutare concretamente le Cooperative agricole che sono nate in Italia Meridionale, ma una anche in Toscana, su terreni confiscati alle mafie, in applicazione della “nostra” legge 109/96, abbiamo creato un punto vendita dei loro prodotti, per promuoverne la diffusione. Come segue dalla lettera qui riportata, in sostanza offriamo un servizio: chi decide di comprare i prodotti di LIBERA Terra, può mandare a noi l’ordinazione: noi cumuliamo varie ordinazioni, ci procuriamo i prodotti attraverso l’ARCI, e poi li portiamo a casa di chi li ha ordinati. Solo a questo punto riscuotiamo il dovuto, senza alcun aggravio per il servizio di consegna.

La trasparenza di tutta l’operazione è stata resa possibile dalla collaborazione del Circolo ARCI Due Strade, che ha accettato di essere il titolare dell’ordinazione cumulativa, e di ricevere e pagare la fattura corrispondente. È al Circolo ARCI Due Strade che noi consegniamo il denaro raccolto.

Questa operazione è cominciata a metà maggio 2008, con i prodotti delle due cooperative siciliane “Lavoro e non solo” di Corleone, “Placido Rizzotto” di San Giuseppe Jato, e "Pio La Torre" di Corleone, ed ha avuto un soddisfacente successo: la prima fattura pagata ammontava a 535 €. Da notare che l’ordinazione cumulativa era di più di 750 €, che però abbiamo dovuto ridimensionare, perché erano finiti i prodotti da vendere, specialmente la salsa di pomodoro e i vari tipi di pasta. Per riprendere questo tipo di attività abbiamo dovuto aspettare la nuova mietitura e la nuova raccolta di pomodori. Il programma è di ripetere l’operazione due o tre volte l’anno.

Bello soprattutto lo spirito di chi ha aderito all’iniziativa. Il numero delle ordinazioni aumenta in continuazione.

Via via si sono aggiunte le Cooperative "Libera Terra di Puglia", di Mesagne (Brindisi), "Valle del Marro" (Vibo Valentia), "Le Terre di Don Peppe Diana" (Caserta) e "Beppe Montana" (Lentini-Catania).

Ci fa piacere notare che in molti casi gli amici che comprano i prodotti ci lasciano un resto in denaro per contribuire alla causa di Libera. Noi mettiamo questi "resti" in una cassa a parte, e li usiamo per varie iniziative di solidarietà.

Così per esemoio, abbiamo potuto mandare un piccolo aiuto alla famiglia di Niang Elhadji, operaio senegalese di 33 anni, morto sul lavoro il 7 settembre 2010,a Campi Bisenzio, lasciando la sua famiglia senza alcuna risorsa.

 

- Lettera di invito del Coordinamento Antimafia di Firenze

Natale 2008

Cari amici,

se qualcuno di voi pensa di regalare per Natale dei prodotti di LIBERA TERRA, e pensa di procurarseli da noi, sarebbe bene che ci mandasse un ordine abbastanza presto, diciamo entro il 20 novembre, perché ce li possiamo procurare. Vi alleghiamo perciò ancora una volta il listino prezzi, che però contiene una novità. Vedrete infatti che i prodotti sono aumentati in numero, perché ora offriamo prodotti di quattro cooperative, e cioè oltre alle due “solite” siciliane “Lavoro e non solo” di Corleone e “Placido Rizzotto” di Canicattì, ora ci sono anche quelli di “Terre di Puglia” di Mesagne (Brindisi) e della “Valle del Marro” della Calabria. Un’altra novità è che segnaliamo con un asterisco alcuni prodotti che, pur presenti nei listini precedenti, non sono in pratica disponibili o perché usciti di produzione o perché esauriti (almeno per ora).

Alleghiamo qui ancora una volta la presentazione della nostra iniziativa, perché molti di voi l’hanno propagandata fra i loro amici, e quindi queste poche righe possono essere utili per un ulteriore allargamento.

Come è ovvio, è importantissimo che le cooperative nate sui terreni confiscati alle mafie, non falliscano! Perché fanno lavorare nella legalità giovani altrimenti disoccupati o destinati ad emigrare in cerca di lavoro o spinti a soccombere alle trame delle mafie. Perché il valore della legge 109/96 sulla confisca dei beni, promossa da LIBERA, risiede anche nell’approccio positivo alla strategia di contrasto, per cui il bene confiscato non è più soltanto sottrazione di risorse alla criminalità organizzata, ma occasione di sviluppo e di crescita, che parte dal territorio, lo stesso territorio soggiogato dal controllo mafioso.

I prodotti sono frutto del lavoro di giovani che hanno in affidamento questi terreni e quindi, oltre a farne essi un’attività lavorativa concreta nella loro difficile terra, c’è da considerare il bellissimo significato etico di questa attività e l’importanza del sostegno dei consumatori, il che contribuisce a dare un sapore veramente speciale a pasta, olio, vino, passata di pomodoro ecc.

Ognuno di noi può contribuire a dare sostegno a queste cooperative comprando i loro prodotti, che però non sono di facile reperimento. Perciò abbiamo pensato di organizzare un mini-servizio per facilitarne l’acquisto, che ora vi descriviamo. A dir la verità, sembra un po’ complicato, ma è necessario per fare tutto nella più stretta legalità.

Sulla base del listino prezzi che vi alleghiamo, potreste mandare a noi le vostre ordinazioni, noi le raccogliamo, prepariamo un’ordinazione complessiva a nome del Circolo ARCI Due Strade di Firenze, che la manda a un referente dell’ARCI. Il Circolo può fare quanto sopra, perché da sempre gestisce un bar e quindi compra e vende prodotti alimentari.

Il referente dell’ARCI consegnerà i prodotti al Circolo (Via Senese 129/r), che riceverà la fattura corrispondente. Noi ritiriamo i prodotti che avete ordinato al Circolo e ve li portiamo a casa o al recapito che ci avrete indicato nell’ordinazione. Per il pagamento, ritireremo noi le vostre quote, indicate nell’ordinazione, al momento della consegna dei prodotti, e le consegneremo al Circolo a copertura della fattura complessiva.

Questo “servizio” è assolutamente gratuito sia per quanto riguarda noi del Coordinamento Antimafia, sia per quanto riguarda il Circolo ARCI Due Strade.

Aspettiamo le vostre e-mail o i vostri fax, e intanto vi ringraziamo a nome di Libera Terra se decidete di provare o di continuare a aderire,

 

Marta Parigi, Laura Ronchi Abbozzo


 
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